Rafael Nadal, uno dei più grandi campioni della storia del tennis, ha lanciato un monito sul futuro di questo sport. Secondo l’ex numero uno del mondo, il tennis rischia di rimanere indietro se non si adatterà all’evoluzione fisica e atletica dei giocatori. Durante un intervento presso la Escuela Universitaria Rafael Nadal a Madrid, il 22 volte vincitore di tornei del Grande Slam ha espresso la sua preoccupazione per l’impatto crescente del servizio e per l’assenza di modifiche regolamentari.
Un tennis in pericolo?
Nadal ha sottolineato come il tennis sia rimasto pressoché invariato nel tempo, nonostante i giocatori siano sempre più alti e veloci. “Se non si limita questa potenza, arriverà qualcuno alto più di due metri e con buona mobilità e non si potrà competere contro di lui, non si riuscirà a fare un break”, ha dichiarato il campione spagnolo, evidenziando il rischio di partite sempre più dominate dal servizio. Il fenomeno, a suo avviso, non ha ancora raggiunto il suo punto critico: “Djokovic ha giocato una finale due giorni fa, io ho continuato a competere fino a un anno e mezzo fa. Questo mi porta a pensare che il cambiamento non sia stato ancora così brusco”. Tuttavia, il problema è all’orizzonte e potrebbe stravolgere gli equilibri del tennis moderno.
Il ricordo di una carriera leggendaria
Oltre a parlare del futuro dello sport, Nadal ha ripercorso alcuni momenti chiave della sua carriera. Tra questi, la difficile diagnosi della sindrome di Müller-Weiss al piede sinistro nel 2005, che avrebbe potuto interrompere il suo percorso agonistico. “Vari medici mi dissero che non avrei più giocato. Avevo 19 anni, ma alla fine si trovò una soluzione: deviare il punto d’appoggio con una soletta di 7 millimetri e una scarpa speciale. E funzionò”, ha raccontato il maiorchino, spiegando però come questa scelta abbia avuto conseguenze negative su altre parti del corpo.
Nadal ha anche ricordato una delle partite più significative della sua carriera: la vittoria su Roger Federer nella finale di Wimbledon del 2008. Dopo due sconfitte consecutive contro lo svizzero sul prato londinese, riuscire a imporsi in quella sfida epica fu una svolta. “Era la terza finale a Wimbledon, dopo aver perso nel 2006 e 2007 contro di lui. Batterlo mi ha dato una spinta in più, mi ha fatto capire che potevo vincere grandi tornei anche fuori dalla terra battuta”.
Un campione che guarda avanti
Nonostante il ritiro, Nadal continua a essere una voce autorevole nel mondo del tennis e il suo avvertimento non può essere ignorato. La questione dell’equilibrio tra potenza e competitività è destinata a diventare sempre più centrale nei prossimi anni. Se il tennis non troverà il modo di adattarsi, il rischio è quello di uno sport meno vario e spettacolare, dominato da giocatori impossibili da brekkare. Il dibattito è aperto e, come spesso accade, le parole di Nadal potrebbero rappresentare un punto di svolta.