Dopo la parentesi su erba il tennis sui campi veloci entra nel vivo. A parlare della nuova parte di stagione ci ha pensato, tra gli altri, l’ex tennista canadese Greg Rusedski, che agli US Open riuscì a sfiorare il titolo nel 1997. “È più facile passare dall’erba al duro perché il rimbalzo è sempre perfetto”, ha detto. “Sei in grado di colpire forte e veloce senza problemi. Sull’erba a volte la palla scivola o rimbalza sulla linea di fondo. Su questa superficie ognuno può esprimere il suo miglior tennis, i giocatori si fidano maggiormente dei propri colpi. Non credo che Roger Federer e Novak Djokovic debbano cambiare la loro strategia più di tanto, mentre Rafael Nadal dovrà essere più vicino alla linea di fondo e servire meglio, con più potenza”.
E da quest’anno ci sarà inoltre la novità dello Shot Clock, il timer di 25 secondi tra un punto e l’altro che il giocatore al servizio dovrà rispettare per non incorrere nel time violation. La novità è stata accolta positivamente da parecchi giocatori e anche dallo stesso Rusedski: “Penso che sia fantastico non vedere più gli incessanti palleggi al servizio di Djokovic o di Cilic o non vedere più giocatori che perdono diverso tempo con l’asciugamano. Avranno tutti bisogno di costruire punti brevi e intensi per non andare troppo in affanno nelle lunghe partite. Ci saranno novità tattiche per questo e non vedo l’ora di vederlo, era davvero ora. Questa penso che possa essere una delle edizioni più belle degli Us Open. Abbiamo Federer che ha vinto in Australia, Nadal a Parigi e Djokovic a Londra, ciò porta a pensare che uno dei tre vincerà il titolo. Chiunque ottenga due Slam nel 2018 si sentirà il numero uno indiscusso del mondo a prescindere dalla classifica. Se vinci l’ultimo slam della stagione hai concluso nel miglior modo possibile l’anno tennistico”. .
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