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La Pulce: Grigor e l’insostenibile leggerezza dell’essere Roger

La nostra riflessione del giorno prende il via da queste parole: “Credo di essere stato paragonato a lui troppo presto. All’inizio mi faceva piacere, era divertente, poi però è diventato pesante, il paragone mi schiacciava un po’ e la gente parlava solo di quello. In qualche modo mi ha ferito e sono davvero felice che sia tutto finito. Era una situazione non ideale per un junior emergente, che voleva solo dimostrare il suo valore sia come persona che come giocatore. Ora posso riderci su e pensare al futuro” a parlare è colui che più volte è stato ribattezzato dai più con il nomignolo di Baby-Federer, il bulgaro Grigor Dimitrov.

Queste parole potranno apparire a qualcuno come esagerate, “chi non vorrebbe essere paragonato ad una leggenda vivente del proprio sport” penserete, ma prima di esprimere un giudizio vi chiediamo di mettervi soltanto per pochi minuti nei panni un giovane ed inesperto tennista, che muove i primi passi in un mondo che fino a quel momento ha potuto vedere solo da lontano, o al massimo vivere nei propri sogni.

Un giorno d’improvviso il sogno inizia pian piano a diventare realtà, ma nella realtà non è tutto così bello e perfetto, la realtà è un tantino più complicata, serve fatica, tanta, come tante sono le sconfitte e le delusioni da mandar giù durante il percorso. Delusioni che in futuro aiuteranno anche a migliorarsi, lo sappiamo, ma che comunque sul momento sono dure da accettare. A questo già ingombrante fardello, poi in alcuni casi, si aggiunge quello ancora più pesante da sopportare delle aspettative e dei paragoni, combinazione questa, che il più delle volte si è rivelata micidiale, semplicemente capace di spezzare sul nascere le ali dei talenti più grandi.

Pensiamoci dunque 10, 100, 1000 volte prima di caricare di abnormi aspettative un giovane talento, che si chiami Dimitrov, Kyrgios, Bencic o per quanto ci riguarda Quinzi, impariamo semplicemente ad aspettare, tanto se le cose devono succedere, a prescindere da ciò che diciamo o pensiamo, succederanno comunque. Diamo dunque semplicemente del tempo a questi ragazzi e soprattutto evitiamo inutili quanto dannosi paragoni, perché che ci piaccia o meno dobbiamo capire che talenti del calibro di McEnroe, Sampras o lo stesso Roger non si ripetono, sono semplicemente unici ed inimitabili.

Giuseppina Marrazzo

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Giuseppina Marrazzo

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