[tps_title]#1 Wimbledon professionisti, 1967[/tps_title]
Questa non è la storia di un giocatore, ma di alcuni tra i più grandi campioni che il nostro sport abbia mai visto. Il tennis, come noto, non è sempre stato “aperto” a tutti, ma al contrario ha vissuto, fino al 1968, una vera e propria “diaspora” di fuoriclasse, con la nascita, nel 1926, per mano dell’imprenditore Pyle del professionismo, ovvero un circuito parallelo a quello ufficiale in cui i tennisti potevano essere pagati. Inutile ricordare che chiunque partecipasse a tornei “pro” veniva immediatamente bandito dall’ILTF, la federazione ufficiale, e non poteva più prendere parte ad alcun torneo dello Slam, incluso, ovviamente, il tempio del Tennis, WImbledon. Questa situazione, che portò i più forti giocatori del mondo ad allontanarsi dal circuito ufficiale e impedì loro, dunque, di conquistare i Major, si protrasse fino al 1968, quando finalmente ebbe inizio l’ “Era Open”, inaugurata dallo storico, secondo Grande Slam di Rod Laver. La prima, fondamentale crepa nella divisione tra professionisti e dilettanti avvenne, però, già nel 1967, con il primo torneo organizzato a Church Road anche per coloro che erano stati “banditi”.
Grazie alla mediazione di Jack Kramer, uno dei più importanti esponenti del professionismo, la federazione ufficiale aveva infatti dovuto cedere, consentendo per la prima volta che si tenesse un torneo ai Championships tra gli otto più forti tennisti del mondo, tra cui spiccavano Laver, Rosewall, Gonzalez. L’evento dunque si rivelò un grande successo, portò l’entusiasmo tra appassionati, ma anche tra le televisioni, con la BBC che decise di trasmetterlo a colori, e vide sfidarsi dei veri campioni: a trionfare fu infine Rod Laver, in tre set su Ken Rosewall. Ma, cosa più importante, si rivelà fondamentale proprio poiché rappresentò il primo passo verso l’inizio dell’era Open.